PAPA’ DONA AL FIGLIO UNA PARTE DI FEGATO E GLI SALVA LA VITA

 

Articolo del 17 aprile 2018

 

Il Prof. Umberto Cillo e la sua equipe

PADOVA – Neppure un anno di vita e il peso fermo a 10 chili. La causa era una grave malattia del fegato, una crisi di atresia biliare che non lasciava scampo: ma a salvare il piccolo ci ha pensato il papà donandogli parte del proprio fegato con un trapianto da vivente a vivente. E’ accaduto a Padova, nell’Azienda ospedaliera, grazie al team guidato da Umberto Cillo. Un intervento che risale a tempo fa e reso noto solo ora. Nel suo genere registra un precedente addirittura 20 anni fa.

«Siamo riusciti a mettere sul campo tecniche di divisione del fegato così accurate e così precise sulla quantità di organo necessario per il trapianto che si possono asportare frammenti molto piccoli – rileva Cillo -. Questi poi vanno conservati con tutti i peduncoli ed è questa l’aspetto più complicato. Il nostro è un lavoro di equipe, non solo i chirurghi, ma anche chi si occupa del coordinamento regionale del trasporto di organi. È un’azione corale che impegna circa 100 persone». Un intervento del genere «dura otto ore, ma anche 10 o 12. Una cosa è certa: non si può programmare mai quando finirà».

Il piccolo poteva ricevere, grazie al via libera concesso da parte del ministero della Salute su richiesta del chirurgo, il fegato del padre o della madre perché per l’intervento non erano disponibili altri organi da persone decedute con un’età inferiore a 50 anni (come previsto dai protocolli). La madre è stata però subito esclusa perché in famiglia c’è un altro bambino e la scelta è caduta sul padre. L’intervento, uno «split» come viene definito tecnicamente, ha portato all’asportazione del 25% del fegato del padre, praticamente l’intero lobo sinistro, che è stato immediatamente reimpiantato nel bambino. Un intervento complesso e articolato, ma che ha registrato un successo pieno tanto che padre e figlio ora stanno bene e dopo una breve degenza sono stati entrambi dimessi.

Al Centro di chirurgia epatobiliare e trapianti di fegato dell’azienda ospedaliera di Padova solo nel 2017 sono stati compiuti 109 trapianti da donatore cadavere e uno da donatore vivente, quello appunto del padre che si è sacrificato per il figlio malato di atresia biliare. Il precedente caso di donazione da vivente è del 1997 quando un ferroviere croato donò parte del suo fegato al figlio malato di tumore, salvandolo.

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