“Ho ritirato mia figlia dall’asilo, c’era la varicella”.

Pubblicato il 08/08/2018
ANDREA ZAMBENEDETTI
TREVISO
 

L’odissea di un mamma finisce in procura

La piccola aveva un deficit immunitario. La madre: “Niente ideologia, dovevo tutelare la salute della mia piccola”. E ha deciso di sporgere denuncia contro ignoti: “Tentata epidemia”

Omissione di atti d’ufficio, tentata epidemia e istigazione alla disobbedienza. Sono questi i reati ipotizzati da una mamma di Treviso, di professione avvocato, che ha dovuto ritirare la bimba da scuola dopo la diffusione nell’istituto della varicella.

Anna (nome di fantasia per tutelare la minore età della bimba) a dieci mesi ha subito un trapianto di fegato per atresia delle vie biliari. Un intervento che la costringe a ricorrere ai farmaci anti-rigetto che abbassano inevitabilmente le difese immunitarie.

«L’ospedale di Bergamo – ricostruisce la mamma – ha ritardato l’intervento di quaranta giorni perché tutta la famiglia avesse la copertura vaccinale. La bimba è risultata “non-responder” al vaccino contro la varicella e non c’è stata possibilità di rifarlo. Quindi per lei sarebbe particolarmente rischioso contrarla».

“Poche rassicurazioni dalle scuole” 

A quel punto la mamma, quando deve iscrivere la figlia all’asilo, verifica se da qualche parte in provincia di Treviso esista un asilo che fornisce sufficienti garanzie sulla copertura vaccinale. Le rassicurazioni però non arrivano. «Quindi l’ho lasciata nella prima scuola in cui avevo fatto l’iscrizione. Ma mi sono preoccupata di avvertire tutti delle condizioni di salute di mia figlia e ho chiesto di avvertirmi se ci fossero bambini non vaccinati. Dalla scuola non ho mai avuto risposte chiare, del resto è stato un anno pieno di proroghe. Mi dicevano che seguivano le prescrizioni, che stavano raccogliendo le autocertificazioni. Poi il due maggio, dopo l’ultima proroga, ho chiesto alla scuola quale fosse la situazione. Sono stata rassicurata che tutto era in regola e che i documenti erano stati inviati all’azienda sanitaria».

Una serenità che dura cinque giorni 

Il sette maggio però al suo telefono arriva una chiamata. «La scuola mi ha detto che c’era un bambino che aveva la varicella. Mi sono immediatamente premurata di contattare il centro trapianti e di ritirare mia figlia. Inizialmente per il periodo del possibile contagio, tre settimane. Salvo poi scoprire che anche un’altra bimba aveva contratto la varicella. Facendo quindi concludere l’anno a casa a mia figlia. Ho contattato la mamma del bimbo che mi ha spiegato che loro da subito erano contrari ai vaccini».

Lo scontro con i genitori “No-vax”  

Insomma genitori no-vax, contro genitori con figli che dell’effetto gregge dei vaccini non possono farne a meno. Eppure la mamma prende le distanze dallo scontro ideologico. «Io – riprende donna, che di mestiere fa l’avvocato – non ne faccio affatto una questione di idee. Per me è una questione assolutamente pratica. Ho chiesto come mai altri dirigenti avessero allontanato i bambini e nella scuola di mia figlia questo non sia successo. La normativa è chiara. La denuncia è stata presentata contro ignoti. Non ho elementi per attribuire a qualcuno la responsabilità non avendo accesso a tutta la documentazione. Il primo obiettivo della mia denuncia è che qualche dirigente ci pensi due volte e non tratti con superficialità la salute dei bambini».

 

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