Trapianto di fegato su un neonato: la vita di Francesco inizia a 7 mesi


14 agosto 2020

 

Il bambino è stato sottoposto all’Ismett di Palermo a un delicato intervento durato quattordici lunghissime ore. Il padre: “Non so come siamo riusciti a resistere a tutto questo, ma ora vorrei incontrare i familiari del donatore”

di Sara Scarafia

 

Francesco con papà Claudio e mamma Martina

Questa è la storia di un bambino che è nato alla vigilia dell’anno più terribile, il 31 dicembre del 2019, e che il 29 luglio è nato un’altra volta. Ed è la storia di un uomo sconosciuto sappiamo solo le sue inziali, M.S. che glielo ha permesso.

Il 29 luglio il telefono è squillato a mezzanotte e 29 minuti quando papà Claudio Marchica, dopo la giornata più difficile dell’intera estate, col piccolo Francesco che non aveva smesso di piangere per tutto il giorno, si era appena appuntato il peso della giornata:103 chili, 8 in meno di due settimane prima. Un record. Per donare una parte del suo fegato al figlio di 7 mesi, affetto da un rarissima malattia, l’atresia delle vie biliari che blocca il funzionamento dei dotti, doveva perderne altri sette. L’intervento era fissato a settembre. «Ma vedere il bambino soffrire in quel modo mi era insopportabile» dice Claudio, 41 anni, che vive con la moglie Martina di 31 e il figlio Francesco a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, e a Realmonte gestisce una ditta che produce auto-negozi per venditori ambulanti. Quando il 29 luglio il telefono è squillato, a Claudio e Martina si è fermato il respiro. Era l’Ismett. C’era un donatore. «In due ore dovevamo essere a Palermo». A più di 150 chilometri di distanza.

Alle 11 del mattino Francesco si è addormentato sul petto di sua madre. Poi è entrato in sala operatoria dove è rimasto per quattordici lunghissime ore. «Non so come abbiamo fatto a resistere». Dentro alla sala operatoria Jean de Ville de Goyet, direttore del dipartimento di Pediatria dell’Ismett e Fabrizio di Francesco, chirurgo addominale pediatrico, eseguivano un intervento raro e difficilissimo: ridurre il fegato di un uomo di mezza età alle dimensioni di un bimbo di 7 chili. «Il donatore era una persona adulta spiegano dall’Ismett e per poter garantire l’opzione del trapianto è stato necessario eseguire un doppio split, ovvero una doppia divisione del fegato». Che alla fine è stato portato a 230 grammi. Francesco sta bene e oggi, diciassette giorni dopo l’intervento, tornerà a casa. «Ricominciamo a vivere».

A fine marzo, in pieno lockdown, Francesco inizia a stare molto male e i genitori capiscono che quel colorito giallo non poteva più essere ittero come sembrava alla nascita. Se ne accorgono anche i medici dell’ospedale di Agrigento che dopo tre giorni di ricovero riescono a trovargli un posto all’Ismett. «Era la domenica di Pasqua racconta il papà ci è crollato il mondo addosso». Le difficoltà logistiche, a causa del Covid. Un primo intervento, che i medici avevano avvertito non sarebbe stato risolutivo. Poi il verdetto: serve il trapianto. «Ero compatibile ma per diventare donatore dovevo perdere 15 chili». Claudio comincia una dieta durissima e in due settimane ne perde 8. Ma intanto Francesco soffre per i dolori. «Quando ho rivisto il bambino dopo il trapianto gli ho baciato il pancino e ho ringraziato il donatore. Vorrei incontrare i suoi familiari: grazie per il coraggio e il cuore». Francesco ride poggiato sul petto di papà.

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