Coronavirus e bambini immunosoppressi.

 

 

Aprile 2020 di Giusy Ranucci

 

I fatti durante la pandemia.

 

Lorenzo D’Antiga. Liver Transpl. 2020 Mar 20. doi: 10.1002/1t.25756. (IF: 4.15)

 

In questa lettera pubblicata da Lorenzo D’Antiga, Pediatra dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, che si trova nella “zona rossa” dell’epidemia italiana da Coronavirus 2 (SARS CoV-2) e Responsabile del principale centro di epatologia pediatrica e trapianto di fegato d’Italia, viene condotta una revisione dei dati di mortalità e morbidità relativi ai Coronavirus responsabili della Sindrome Respiratoria Acuta Grave (SARS, nel 2002), della Sindrome Respiratoria del Medio Oriente (MERS, ancora in corso) e più recentemente del COVID-19, segnalando la scarsa fatalità di queste condizioni in pazienti sottoposti a trapianto, chemioterapia o altri trattamenti immunosoppressori, a qualsiasi età.

La regione Lombardia è diventata in Italia una delle aree con la più alta incidenza di sindrome respiratoria acuta grave da SARS-CoV-2 e con l’aumento dell’epidemia, molti centri in tutto il mondo hanno sollevato la preoccupazione che i pazienti immunocompromessi colpiti possano essere ad alto rischio di sviluppare una grave malattia respiratoria. In questo lavoro viene suggerito che a differenza di agenti virali comuni che colpiscono le vie respiratorie, i coronavirus in questione non hanno dimostrato di causare una malattia più grave nei pazienti immunosoppressi. Importante riconoscere che per questa famiglia di virus responsabili di zoonosi, la risposta immunitaria dell’ospite appare il principale determinante dei danni ai tessuti polmonari durante l’infezione.

L’esperienza preliminare del Centro Trapianti Pediatrico, in accordo con i recenti dati provenienti dalla Cina, mostra che, tra i pazienti nel follow-up per cirrosi, epatotrapianto, epatopatie autoimmuni, chemioterapia per epatoblastoma, nessuno ha sviluppato una malattia polmonare clinica, nonostante alcuni risultano positivi per la SARS-CoV-2.
I fattori di rischio dell’individuo restano l’età avanzata, il sesso maschile e la presenza di comorbilità (obesità, diabete, malattie cardiache, malattie polmonari, malattie renali). Pertanto, il monito conclusivo dell’autore è che sebbene la sorveglianza di questi pazienti debba essere alta, durante la pandemia non c’è ragione per rimandare trattamenti salvavita come trapianti o chemioterapie per il cancro, sia in bambini che adulti.

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