Già 135 mila adesioni alla petizione on line per l’obbligo dei vaccini: madre monferrina prima firmataria

   ALESSANDRIA

Roberta Amatelli con il marito Rosario e la loro bambina, che ha 3 anni

 

Pubblicato il 11/08/2018
FRANCA NEBBIA
TERRUGGIA

 

Erano circa 135 mila ieri le firme a sostegno alla petizione di www.change.org per chiedere ai parlamentari di non bloccare la legge sui vaccini obbligatoriper l’ingresso a scuola, dopo che la ministra alla Salute Giulia Grillo ha proposto di introdurre un «obbligo flessibile». La prima firma è quella di Roberta Amatelli, di Terruggia, insegnante di scuola primaria, docente di sostegno, cheda tre anni lotta per la vita della sua bambina.

Lo fa con il marito Rosario , che lavora alla Pastor Frigor di Terruggia, perché la loro bambina, a soli otto mesi, subì un trapianto di fegato alle Molinette di Torino. E ora che ha tre anni e fra un mesetto andrà alla scuola materna del paese, le paure dei genitori tornano a galla, perché è «immunodepressa», obbligata ad assumere farmaci che sopprimano parte del sistema immunitario, per evitare un rigetto dell’organo trapiantato. Il contatto con bambini non vaccinati è per lei pericoloso anche per malattie considerate «comuni» come morbillo, rosolia e varicella. «E chi lo dice che l’autocertificazione – si chiedono i genitori – dimostri che la vaccinazione è stata fatta?».

 

UN LUNGO CALVARIO

La bimba, stretta fra mamma e papà, abbandona la sicurezza del suo «ciuccio» per distendersi in un gran sorriso che cancella un calvario fatto di ospedali «dove ha trascorso otto mesi al momento del trapianto- dice Roberta -, visite di controllo prima due alla settimana, poi via via diradatesi fino a quelle di oggi, ogni tre mesi». La combattiva Roberta, tante ore trascorse tra i bambini, ha una rete di contatti con altre madri-coraggio come lei, intessute all’ospedale dove è stata operata sua figlia.

 

UNA RETE FRA MAMME

«Abbiamo lo stesso problema e abbiamo lanciato una petizione che nel giro di una settimana ha raggiunto cifre esorbitanti». I social hanno aiutato: prima il sito «iovaccino», contrario ai No Vax, poi la petizione su www.change, org , dove si può continuare a firmare perché l’obiettivo è arrivare a 150 mila adesioni. La lettera che l’accompagna, «Difendiamo i nostri bambini: #siVaccini per andare a scuola!», è chiara: «Dopo mesi trascorsi in ospedali , tra esami, pianti, aghi infilati in braccia che dovrebbero sentire solo amore, un raggio di luce con il trapianto per salvare quelle piccole vite». Ora, con le nuove disposizioni «di nuovo ansia e paure – dice papà Rosario – per noi e altri bambini sfortunati come nostra figlia».

 

LA STORIA

Le prime avvisaglie del male: gli occhi diventati insolitamente gialli. Visite dal pediatra, ricoveri in ospedale, prima a Casale, poi Alessandria, quindi al Regina Margherita di Torino e infine alle Molinette per l’intervento, per una diagnosi di «Atresia delle vie biliari». Unico rimedio il trapianto. «Otto mesi d’inferno che avevamo cercato di dimenticare perché nostra figlia è piena di vita e, come i bambini della sua età, ha diritto a corse nei prati, giochi sereni, amore. In questi giorni abbiamo sentito parlare della possibilità di formare classi per soli bambini vaccinati. Ma che cosa sono? Un ghetto? E chi ci garantisce che poi nei bagni, nella mensa, nelle sale dei giochi comuni non ci siano germi di malattie portate da bambini non vaccinati?».

 

INTERVIENE IL SINDACO

Il sindaco Giovanni Bellistri, coinvolto, ha subito scritto all’Asl e alla scuola, «ma per ora di risposte non ne ho ricevute. Se non arriveranno mi mobiliterò in prima persona. Quella in cui mi trovo, dopo le decisioni romane è, certamente, una situazione che mette in imbarazzo, essendo in qualità di primo cittadino anche il tutore della salute pubblica nel mio Comune».

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