Tolti gli aiuti al bimbo trapiantato. Ora il papà non sa come curarlo

 

 


di Caterina Maniaci          24 05 2020

Una famiglia salernitana denuncia l’Inps

Il piccolo, 4 anni, vive per i farmaci salvavita: gli è stata annullata la copertura della legge 104 Il padre con 1200 euro al mese mantiene la famiglia: dovrebbe spenderne 600 per le medicine.

 

Francesco Pio è un bel bambino di quattro anni e mezzo, vivace, allegro. Vive a Baronissi, in provincia di Salerno, con mamma e papà, due fratelli e una sorellina, sua gemella, Marika. Lo hanno definito «il piccolo guerriero» perché, nonostante abbia solo poco più di quattro anni, ha già dovuto combattere, insieme ai suoi genitori e i suoi fratelli, innumerevoli battaglie contro un nemico temibile : l’atresia alle vie biliari, una di quelle che sono definite “malattie rare”, degenerativa, che minaccia di distruggere il suo fegato. E infatti ha già subito un delicato trapianto epatico, quando aveva solo un anno e quattro mesi.

Ma adesso Francesco Pio deve combattere una battaglia ancora più insidiosa, quella contro la burocrazia miope, che colpisce senza capire chi e dove. Il bimbo e la sua famiglia, infatti, si sono visti revocare dall’Inps i benefici della legge 104, di cui godeva per via della sua terribile malattia. E perché? Perché, sempre secondo l’Inps, Francesco Pio «è guarito», ha comunicato laconicamente una funzionaria dell’ente. Secondo il lessico burocratichese, insomma, il bimbo non ha più diritto a questi benefici legati al suo stato di invalidità, ma potrebbe essergli riconosciuta quella di frequenza, che prevede un sostegno per l’inserimento scolastico e sociale, fino ai diciotto anni di età. Qualcosa come 280 euro circa, al mese.

Il bambino è guarito ed è autonomo, dunque. Tanto è vero che prende quattro, cinque medicine al giorno. Farmaci che dovrà prendere per sempre, per rimanere in vita. È sorvegliato oncologicamente, e lo sarà almeno per dieci anni, ogni sei mesi deve essere sottoposto ad una tac cerebro-spinale, e ogni tre mesi deve essere accompagnato a Torino per i controlli. Senza contare i tanti “viaggi della speranza” già accumulati, nella sua breve esistenza, e che pesano su tutta la famiglia. Ma per l’Inps ora è tutto a posto. «Guarito», sentenzia.

UN DERBY PER LUI
Il padre, Vincenzo Melchiorre, non sa darsi pace. E del resto, come si fa ad affrontare con serenità tutto quello che comporta la malattia del figlio, con uno stipendio di circa 1200 euro al mese, da dipendente della holding “Salerno Energia”… Pensare che per sostenere le spese del trapianto si era mossa anche la squadra della Salernitana, che ha organizzato un derby per raccogliere fondi per aiutare la famiglia. Con la revoca della 104 niente rimborsi dei viaggi continui in Piemonte, niente permessi riconosciuti, nessuna indennità di accompagnamento, poco più di 200 euro al mese. E senza contare che per medicinali salvavita bisogna spendere almeno 600 euro al mese. Tutte cose che pesano come massi, su un bilancio già ridotto. E pesa anche la sensazione di essere vittime di un paradosso, di una cecità assurda, di un’ingiustizia che schiaccia, che opprime.

Non rimane che una strada, quella della denuncia. «La formalizzeremo domani, ma è già pronta e firmata», spiega a Libero Michele Sarno, l’avvocato che assiste la famiglia di Francesco Pio, «abbiamo solo aspettato di allegare la perizia del medico legale. Ci troviamo dinanzi a un caso che lascia senza parole. Quando mi è stato chiesto di interessarmene, non riuscivo a credere che possano accadere cose di questo genere. Si tratta di un caso estremamente grave, indegno di un Paese civile. E ho accettato questo caso con grande partecipazione, con commozione, direi. Spero che la magistratura intervenga prontamente».

L’Inps dunque, in un momento storico come quello che stiamo attraversando, sottolinea l’avvocato, si accanisce contro i diritti di un bambino malato, «proprio quando si insiste quotidianamente sulla necessità di sostenere le fasce più deboli della popolazione, e che lo stesso ente previdenziale si trova nell’occhio del ciclone per la lentezza delle erogazioni di cassa integrazione, reddito di emergenza e così via». E allora ecco la denuncia-querela, che richiede un sequestro preventivo di tutta la documentazione relativa all’intera procedura, contro questo «ingiusto danno di rilevante gravità», come si legge appunto nel testo della denuncia.

SENZA SOSTEGNO
In essa è ricostruito minuziosamente il calvario di Francesco, tra visite, il trapianto, terapie, farmaci, pareri di commissioni, il riconoscimento di status d «minore invalido con necessità di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita». Riconoscimento riconfermato nel 2018. In due anni il bimbo sarebbe guarito da una patologia che lo accompagnerà per tutta la vita, si chiede l’avvocato Sano, e del resto «il padre sarebbe ben felice di poter riconoscere che il figlio è finalmente libero dalla morsa della malattia, libero di vivere come tutti gli altri bambini e di crescere felice». Francesco, poi, potrebbe subire ulteriori danni, per la mancanza appunto di un sostegno tanto essenziale per lui.

«Vorrei che l’Inps fosse sempre così solerte e presente», commenta ancora, amaramente, Michele Sano. In un mondo alla rovescia, dove paga chi ha sempre di meno. Con buona pace delle belle parole gridate dai balconi e dalle aule della politica, per esorcizzare la paura della pandemia.

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