Lorenzo, il monello di Codogno con Bergamo nel destino.

 

 

 

5 giugno 2020

 

 

TREVIOLO –  Dal Morbo di Kawasaki si guarisce, e bene. È questa la preziosa testimonianza di Luca Foletti, il papà del piccolo Lorenzo, ricoverato per 15 giorni presso l’ospedale Papa Giovanni XXIII dopo aver contratto questa grave sindrome infiammatoria.

«Abbiamo trascorso tutto il periodo buio dell’emergenza in isolamento perché Lorenzo, così piccolo e immunodepresso, doveva assolutamente evitare di entrare in contatto con il Covid-19» spiega Luca.

Ricordiamo che Lorenzo ha subito un trapianto di fegato a soli 6 mesi a causa di un’atresia alle vie biliari di cui proprio nei giorni scorsi, il 2 giugno, è ricorso il secondo anniversario.

«Nonostante le precauzioni, potrebbe essere che il bimbo sia entrato in contatto con il virus nel periodo antecedente al primo caso di Codogno e che abbia contratto la malattia da asintomatico». Da uno studio condotto dalla pediatria del Papa Giovanni pare infatti ci sia una correlazione epidemiologica tra le due malattie. Si evidenzia che, una volta terminata la positività al coronavirus, a distanza di tempo questa crea nel sistema immunitario una coda infiammatoria che va a interessare i vasi sanguigni dell’infanzia. La malattia di Kawasaki è infatti una forma di vasculite acuta che colpisce soprattutto i bambini, ma che per fortuna si risolve positivamente.

«Lorenzo si è svegliato all’improvviso con febbre alta. Grazie alla nostra pediatra siamo andati subito all’ospedale di Lodi, i cui medici hanno sentito i colleghi del Papa Giovanni, che li hanno guidati per due giorni negli esami da condurre». In quelle prime ore le condizioni di Lorenzo erano stabili e l’unico sintomo presente era la febbre alta. «Il terzo giorno Lorenzo è peggiorato, aveva edemi cutanei estesi e difficoltà a recepire le flebo nelle vene».

È stato quindi trasferito a Bergamo: «L’ospedale Papa Giovanni è sempre un pianeta a parte, c’è stata prontezza negli interventi. Lorenzo ha risposto molto bene alle terapie, che sono state le stesse che aveva ricevuto durante l’ultimo rigetto di luglio».

Tra febbraio e marzo è stato riscontrato un aumento dei casi di sindrome di Kawasaki trenta volte superiore rispetto agli anni precedenti. La malattia, che sembra essere diventata più frequente con il Coronavirus, è curabile. «Sembrerebbe che questi bambini abbiano incontrato in passato il virus e questo abbia creato una coda che sarebbe la causa scatenante di questa reazione del sistema immunitario. La quale, a sua volta, creerebbe uno stato infiammatorio e la conseguente infiammazione dei vasi sanguigni di tutto il corpo fino ad arrivare al muscolo cardiaco» spiega Luca. «Se non c’è una tempestiva diagnosi può arrivare al muscolo del miocardio e alle coronarie.
La cosa molto importante è che la malattia di Kawasaki è ben conosciuta dai pediatri, perché è stata scoperta già da tempo e abbiamo terapie assolutamente efficaci. Tutti i bambini a Bergamo sono guariti o stanno guarendo bene senza conseguenze».

La terapia base è immunoglobulina, aspirina e cortisone. Nel caso l’infiammazione fosse più avanzata si utilizzano degli antiaggreganti. I sintomi sono febbre alta e prolungata, infiammazione delle mucose congiuntive e della bocca, la lingua a fragola, gonfiore di mani e di piedi, eritema palmare, gonfiore di linfonodi.

Ora Lorenzo sta bene, è stato dimesso ed è diventato in tutta Italia il simbolo di questa patologia, tanto che la storia della sua guarigione è stata ripresa da giornali e telegiornali. Luca sottolinea che lui, come tanti bambini che quotidianamente combattono contro la malattia, non è un guerriero. «Sono piccoli grandi eroi, e vorrei che non conoscessero mai alcun sinonimo della parola guerra, perché loro non sono andati a cercarsi le battaglie che già hanno attanagliato il loro percorso. Lorenzo è un bimbo monello, sveglio e solare, buono giocoso ed affettuoso, che passo dopo passo sta insegnando alla vita a portargli quel rispetto per il quale, a volte, è venuta meno. Noi ci riteniamo dei genitori straordinariamente fortunati.

Esistono famiglie i cui figli hanno percorsi molto più tortuosi, ma che riescono ugualmente a far sorridere un sole spento. Nel “nostro solito” reparto nascono rapporti profondi, paralleli, si è simili a navi che solcano lo stesso oceano. Quando la tempesta decide di soffiare forte, ci si ritrova puntualmente nello stesso porto sicuro. Dove gli eroi di professione sanitaria non hanno mai spento il faro, offrendo così costante riferimento, protezione, riparo. E quando passa il temporale il pensiero volge subito ai compagni, con l’auspicio di ritrovarsi in viaggio, lontano più in là dell’orizzonte. C’è chi salpa prima e chi dopo, ognuno con la propria rotta, con il proprio carico di sogni. C’è chi ha le vele colme di vento della speranza a favore, c’è chi ne ha di meno. C’è chi, purtroppo, ce l’ha contro. La speranza, anche flebile, rappresenta l’unità di misura dell’universo con la sua immensità. In questi mesi chiunque ha affrontato delle onde, che un giorno potrebbero provare e riprovare a mettere in difficoltà tutti noi. Che siamo come isole nel mare. Separate in superficie ma, non scordiamoci, collegate nel profondo».

Luca ringrazia tutti gli eroi di professione sanitaria che ci danno la possibilità di ripartire, cessato il temporale, e di navigare, Insieme oltre le onde», come recita il progetto benefico nato un anno fa e dedicato a Lorenzo.

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