«Con il trapianto siamo nati due volte»

 

 

di Elisa Malacalza – 15 aprile 2019

 

Emanuela Signaroldi, referente di Aido Valtrebbia, Luca Foletti, Irina Faraoanu e il piccolo Lorenzo

 

PIACENZA È il 14 aprile 2013. Emanuela Signaroldi, di Niviano, si sveglia dal coma con un fegato non suo che le ha salvato la vita. Si ricorda solo la febbre alta, per tre giorni. «Ma ero sanissima». Poi nulla il coma. I1 buco nero del coma. «Colpa di un virus». Fino alla vita: «Grazie al mio donatore ho potuto vedere le mie nipotine. Oggi sono nonna», dice commossa Emanuela, che è diventata referente di Aido Valtrebbia.

È il 2 giugno 2018. Lorenzo Foletti riceve anche lui un fegato. Non ha neppure un anno, ma diventa un simbolo di vita e di speranza.
«Quando abbiamo ricevuto la telefonata, “C’è un fegato per Lorenzo abbiamo pensato subito anche all’altro bambino che, evidentemente, non era più», ricordano commossi papà Luca, che lavora all’Astra di Piacenza, e mamma Irina. «Però quel fegato ha salvato la vita a Lorenzo. Quando i medici ci dissero che l’unica strada possibile era il trapianto, ci siamo chiusi nella nostra stanza, senza parole, stretti al nostro bimbo di pochi mesi. Ma per nostro figlio siamo sempre andati avanti. Il nostro patto, nella sera più dura della nostra vita, è stato quello di non abbassare mai la testa». La donazione cambia la vita. Luca Giovanni Foletti il 13 giugno attraverserà a nuoto lo Stretto di Messina, anche se in piscina andava solo alla domenica, per gestire meglio lo stress di quei lunghi giorni in attesa che trovassero un aiuto una salvezza per il suo Lorenzo. Lo farà per dare coraggio agli altri genitori, che ancora non vedono luce in fondo al tunnel. 11 maggio ci sarà un aperitivo-cena (vini, culatello e torta fritta) con musica al Poggiarello, che subito ha aderito con orgoglio alla campagna di sensibilizzazione di Luca, “Insieme oltre le onde”, nata per sostenere AMEI, l’associazione malattie epatiche infantili, e Eos onlus.

Uscire dal vento gelido.

Ieri Emanuela, con la sua famiglia, Luca, Irina e il piccolo Lorenzo, si sono abbracciati a Rivergaro, fuori dalla chiesa di Sant’Agata: un gesto semplice, nella giornata dedicata ai trapiantati. «Perché donare non è né poco, né tanto. È tutto», ha detto la referente di Aido Valtrebbia.
«Abbiamo compreso il miracolo della vita e ora ci sentiamo davvero in grado di lottare per qualcosa in cui crediamo che porti un messaggio di speranza a chi sta affrontando una simile difficoltà», hanno sottolineato i genitori di Lorenzo.
Strade diverse, quella di Emanuela e Lorenzo, ma il mondo è rotondo come un abbraccio, e ci si ritrova, sempre: una, Emanuela, è oggi nonna; l’altro, ciglia lunghe e sorriso strappa baci, si è appena affacciato alla vita. Eppure entrambi avevano bisogno di un fegato nuovo per vivere. «Non vogliamo far piangere nessuno, né strumentalizzare le nostre storie. Ci sono genitori che ancora si trovano nel vento gelido dell’incertezza, dello sconforto, della paura. Nella giornata dedicata ai trapiantati vogliamo dire loro di non arrendersi, mai».

In tutta l’Emilia-Romagna nel 2018 sono stati 319 i trapianti. Secondi compleanni, per tanti.

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